Cartolina da Buenos Aires

In memoria di Vittorio F. Guidano.

 

Sono arrivata a Buenos Aires – per la mia "prima volta" – nel secondo anniversario della morte di Vittorio F. Guidano, socio fondatore e primo presidente della Società Italiana di Terapia Comportamentale e Cognitiva.

Io conservo tuttora di Lui un ricordo vivissimo, nonostante ci siamo incontrati una sola volta (credo nella primavera 1996) a un suo seminario clinico alla scuola APC di Verona. Nei quattro anni di formazione in psicoterapia, con il mio gruppo di colleghi-allievi chiedevamo spesso di avere "in calendario" l’illustre Vittorio Guidano, ma ci veniva risposto che era a Buenos Aires – luogo a noi piuttosto sconosciuto e pertanto alquanto misterioso.

Buenos Aires per me è diventato in seguito la patria del tango (argentino).

E’ per questo che l’ho visitata e amata.

Ciò che vorrei condividere con chi – come me – ha apprezzato Vittorio Guidano, è il messaggio che da Lui ricevetti e che ho ritrovato nell’aria di Buenos Aires.

Nella supervisione di un mio caso clinico, Vittorio mi disse pubblicamente che dovevo conservare sempre – crescendo come psicoterapeuta – la capacità di sapermi fermare per rispettare i tempi del paziente, nonchè l’abilità di creare sintonia anche rifiutando la terapia come avevo fatto nel caso discusso in quella domenica a Verona. Poi nella pausa caffè, ebbi privatamente il dono di caldissimi apprezzamenti sul mio stile relazionale.

Ricordo questo di Lui: Vittorio Guidano sapeva essere lucidamente critico e insieme profondamente passionale.

Nel tango argentino è necessaria una intensa e fredda concentrazione sul partner, a causa della totale improvvisazione coreografica. Solo i ballerini che riescono a farsi sentire e sentono sintonicamente il partner sono quelli che si distinguono nelle milonghe (sale da ballo) e sui palcoscenici dei teatri internazionali.

In psicoterapia la relazione di cura si fonda sulla capacità della "base sicura" (psicoterapeuta) di creare un’autentica sintonia con la persona sofferente, mantenendo un freddo distacco dalle perturbazioni emotive di costei.

A Buenos Aires la gente si ferma in continuazione: ci si ferma per strada a salutarsi ac-cura-tamente; ci si ferma a conoscersi in mezzo alla pista della milonga mentre la musica va; ci si ferma a rispondere approfonditamente alle domande ricevute.

L’aria di Buenos Aires mi ha permesso di abbinare alla persona di Vittorio Guidano l’aggettivo ASOMBROSO: "così meraviglioso da sembrare quasi irreale!".

Ora che non è più fra noi sappiamo che purtroppo fu reale ma che irrealmente lo possiamo tenere per sempre vicino a noi.

Una regola del tango argentino infatti è che "ci si ferma ma poi si riprende perché NUNCA TERMINA (non finisce mai)!".

Elisa Pajusco