Data ultima stesura 26/02/99
Lo scopo di questo breve
contributo è quello di riordinare le idee su un aspetto centrale
per il benessere e la crescita umana, vale a dire i rapporti di
solidarietà tra le persone.
Per introdurre la classificazione delle tipologie di aiuto
ritengo utile fare una breve premessa teorica sui concetti di
"crisi evolutiva" e di "relazione di aiuto".
Chi vuole evitare questa introduzione (o preferisce approfondirla
in seguito) può saltare
direttamente alle tipologie.
Sarò lieto di ricevere commenti
e di rispondere alle richieste di chiarimento.
Le crisi evolutive e le relazioni di aiuto
Ognuno di noi, durante la propria esistenza,
attraversa dei periodi di "crisi evolutiva"
in cui le strategie adattive applicate fino a quel
momento non sono più funzionali, o perché la situazione esterna
è cambiata, o perché sono cambiati gli obiettivi interni della
persona. Questi periodi sono spesso caratterizzati da
insoddisfazione, inquietudine, incertezza e confusione, insieme a
reazioni emotive e sintomi di stress più o meno intensi.
Alcune crisi sono praticamente inevitabili, in quanto legate
all'evoluzione del ciclo vitale (es. la crescita psicologica e
sociale del bambino nelle sue varie fasi, l'uscita dalla famiglia
di origine, la costruzione della coppia, la maternità e la
paternità, la perdita dei genitori, la gestione del "nido
vuoto" dopo che i figli sono usciti di casa, l'accettazione
della vecchiaia); oltre a queste esistono "crisi
minori" che di per sé non hanno particolare rilevanza, ma
possono assumere importanza dal punto di vista soggettivo (es.
cattive prestazioni scolastiche, frustrazioni con gli amici,
frustrazioni sportive, "brutte figure", problemi di
carriera, ecc., ecc.); infine un ultimo gruppo di eventi
scatenanti è dipendente dal caso o dalla "sfortuna" e
può comportare conseguenze e ripercussioni consistenti nelle
vita di una persona (es. incidenti, malattie fisiche, lutti,
separazioni traumatiche, perdite finanziarie, disoccupazione,
ecc.).
Tutte queste situazioni, pur molto diverse tra loro, le definiamo
"crisi evolutive" perché dal loro superamento ne può
derivare l'opportunità di una crescita per l'individuo e per il
suo intero sistema di relazioni (*).
Ciò che ci viene richiesto in queste situazioni è di "inventarci" una riorganizzazione della nostra vita, che implica, da un lato, trovare nuove strategie di comportamento e sapere giocarsi in nuovi ruoli sociali, ma, primariamente, cambiare il punto di vista sulle cose che ci succedono, trovare una diversa ottica con cui guardare gli eventi, che sappia integrare le novità che sono entrate nella nostra vita (processo che viene definito dagli psicologi con vari termini, tipo "ristrutturazione cognitiva" o "salto evolutivo").
Nel gestire e superare le crisi evolutive (cosa
che può sembrare complicata a parole, ma in realtà è un
processo del tutto naturale e spontaneo) sono fondamentalmente
due i fattori che entrano in gioco:
- le risorse personali (intelligenza,
creatività, tolleranza alla frustrazione, forza di volontà,
resistenza allo stress, ecc.);
- le persone significative, di cui ci
fidiamo, la cui importanza relativa aumenta man mano che le
nostre risorse personali si dimostrano insufficienti per
risolvere i problemi.
In senso ampio la relazione di aiuto
si attiva tutte le volte in cui le risorse personali di
un individuo che affronta una crisi evolutiva non
sono sufficienti, ed è utile fare riferimento a una (o più) persona/e
significativa/e per compiere il "salto di
crescita". Queste possono essere figure professionali
(psicoterapeuti, medici, psicologi, assistenti sociali,
consulenti, educatori, ecc.), oppure, molto più spesso, persone
che fanno parte del nostro ambiente di vita (familiari, parenti,
amici, colleghi, religiosi, ecc.).
In una relazione di aiuto sono presenti due costanti che
qualificano il processo di comunicazione (**):
1.
L'esistenza (o la creazione) di un "legame di
attaccamento/accudimento" (***), dove siano presenti: 2. Favorire
la soluzione autonoma del problema, attraverso
le seguenti modalità: |
In una cultura come la nostra che esalta l'individualismo e l'egoismo, quanto esposto sopra può sembrare poco realistico, ma va detto che (anche se ascoltando quello che viene riportato nei telegiornali sembrerebbe vero il contrario) in realtà il senso di solidarietà e di mutuo aiuto tra appartenenti alla stessa specie è un istinto naturale e radicato negli esseri umani (così come nella maggior parte dei mammiferi evoluti); questa tendenza trova la sua massima espressione nel comportamento di accudimento e di protezione degli adulti nei confronti dei piccoli, ma si manifesta anche tra gli adulti che sono uniti da una stessa appartenenza di gruppo. I problemi sorgono quando questa tendenza di fondo viene inibita o negata, ma questa è una questione troppo ampia per trattarla in questa sede, perchè spazia dall'ambito sociologico (es. la cultura che premia il vantaggio personale a breve termine) a quello psicopatologico (es. l'assenza di "empatia" nei confronti dell'altro in alcuni disturbi di personalità).
Problemi e Soluzioni
Quello che segue è un tentativo di schematizzare
le categorie di problemi che le persone possono incontrare nel
corso della loro vita, raggruppati in funzione di come
l'individuo reagisce nei loro confronti; per ogni categoria
vengono presentate le strade percorribili per venirne a capo.
Mi sembra possa essere una guida utile per chi si trova in una
situazione di difficoltà e non ha ben chiaro qual'è la portata
del suo problema e cosa potrebbe fare per uscirne, soprattutto se
e a quale relazione di aiuto ricorrere. Soprattutto
potrebbe aiutare chi vive situazioni di "pre-allarme" a
trovare la motivazione per risolvere i problemi prima che questi
diventino troppo grandi.
Le classi che ho individuato sono le seguenti:
1. Crisi evolutive "naturali"
2. Crisi evolutive "stabili", che interferiscono parzialmente nel livello generale di adattamento
3. Crisi evolutive "stabili", che interferiscono con il funzionamento adattivo
4. Crisi evolutive "stabili", che interferiscono con il funzionamento adattivo, con un livello elevato di sofferenza
Negli schemi che seguono la colonna di sinistra
indica la classe di problemi, quella di destra le soluzioni
consigliate, all'interno di una relazione di aiuto spontanea o
professionale (con i link per eventuali approfondimenti).
Per individuare autonomamente il proprio "livello di
crisi" consiglio di cercare di rispondere alle seguenti
domande:
In caso di dubbi fate pure riferimento al servizio di consulenza online del nostro Centro.
Buona lettura!
CLASSE DI PROBLEMI Crisi evolutive "naturali" Il motivo o l'evento da cui
nasce la crisi è spesso facilmente individuabile, e
altrettanto chiari sono gli obiettivi
a cui si vorrebbe arrivare per risolvere il problema. La reazione emotiva ("come mi sento?") può essere anche elevata, ma non travolgente. Di solito resta circoscritta alla situazione da cui è nato il problema, senza influire in misura consistente in altre aree della nostra vita (per esempio: se la crisi riguarda la mia vita affettiva, il mio funzionamento lavorativo e familiare continuerà su livelli accettabili = "sono triste e arrabbiato perché la mia ragazza mi ha lasciato, ma non per questo smetto di lavorare o faccio in modo che i rapporti con i miei familiari si deteriorino"). La soluzione del problema non è immediatamente disponibile (altrimenti non ci sarebbe nessuna crisi!), ma fin dall'inizio è presente un senso di fiducia e di sicurezza che prima o poi se ne verrà a capo. |
TIPO DI RELAZIONE DI AIUTO Di fronte questo tipo di problemi spesso le persone adulte riescono a "cavarsela da sole" senza ricorrere all'aiuto degli altri. Non è così per chi è "biologicamente"
inesperto (i bambini di tutte le età), e per chi si
trova per la prima volta a giocare nuovi ruoli, come gli
adolescenti, i giovani adulti, i neo-genitori, coloro che
si avviano al pensionamento, i parenti di persone colpite
da disturbi fisici o mentali gravi, ecc.
A queste forme "naturali" di relazione di
aiuto si possono affiancare, ma non sostituire, strumenti
"professionali" che possono introdurre
informazioni e suggerimenti più approfonditi e mirati.
Da notare che mentre nelle risorse "naturali" prevale il primo elemento della relazione di aiuto (il legame di attaccamento), gli interventi "professionali" non prospettano un legame necessariamente significativo con l'esperto, in quanto privilegiano il secondo elemento, cioè lo stimolo alla produzione autonoma delle soluzioni (ottenuto principalmente fornendo informazioni e suggerimenti; in questi casi il professionista si propone in un ruolo che, per certi versi, somiglia a quello del "professore"). |
CLASSE DI PROBLEMI Crisi evolutive stabili, che interferiscono parzialmente nel livello generale di adattamento In questi casi la crisi evolutiva è stabile, nel
senso che la soluzione non si prospetta in un tempo
considerato accettabile. In questa categoria di crisi in genere il motivo scatenante è sufficientemente individuabile. Al contrario possono essere "sfumati" gli obiettivi a cui si vuole arrivare, nel senso che è presente un grado più o meno elevato di confusione e incertezza che impedisce una chiara visione della soluzione auspicabile (esempio: motivo: "tristezza e rabbia per essere stato lasciato dalla ragazza"; obiettivo: "oscillazione tra il desiderio di fare qualcosa per tornare con lei e l'accettazione della fine di quel rapporto, con l'incapacità di scegliere una delle due strade"). La reazione emotiva è con
chiarezza attribuibile ai motivi scatenanti, ma il
protrarsi nel tempo della crisi può dar luogo a
manifestazioni sintomatiche indicative di uno stress
prolungato (es. disturbi del sonno, problemi
psicosomatici all'apparato gastrointestinale, cefalee,
sbalzi di umore ingiustificati, brevi attacchi di ansia,
ecc.). In questa categoria di crisi evolutive la fiducia in sè e la consapevolezza che le cose cambieranno possono attraversare dei momenti di incertezza e pessimismo. |
TIPO DI RELAZIONE DI AIUTO E' importante, anche in questi casi, fare
prima di tutto riferimento alle proprie risorse personali
e alla rete di relazioni con le persone significative
(familiari, parenti, amici, ecc.).
Le risorse professionali possono
affiancare e potenziare i processi spontanei di cui
sopra, soprattutto nei casi in cui mancano le esperienze
sufficienti o i problemi si dimostrano più difficili del
previsto.
In riferimento alle due componenti della relazione di aiuto, notiamo che anche le risorse professionali qui proposte fanno leva sull'acquisizione di nuove informazioni da poter mettere a frutto autonomamente, ma con un'enfasi maggiore sull'apprendimento di nuove competenze (il professionista diventa una specie di "allenatore" che "prepara" la persona ad affrontare i problemi personali e di relazione, aiutandola a potenziare le proprie risorse). Questo fa si che, rispetto agli interventi proposti nello schema precedente, aumenti il peso relativo della relazione che si instaura tra i due protagonisti. |
CLASSE DI PROBLEMI Crisi evolutive stabili, che interferiscono con il funzionamento adattivo Come nello schema 2, anche in questa classe di problemi i cambiamenti non si prospettano in tempi accettabili. In questi casi spesso il motivo
scatenante è sconosciuto o attribuito erroneamente: ciò
significa che la persona "sta male e non sa
perchè" (es.1 "mi viene l'ansia tutte le volte
che resto imbottigliato nel traffico, e non so spiegarmi
come è incominciata né perchè ho questa paura, visto
che non corro nessun pericolo reale in quella
situazione"; es. 2 "sento l'obbligo di
controllare all'infinito di aver chiuso il gas; anche se
so che è assurdo quello che faccio, non riesco a
trattenermi, altrimenti mi viene l'angoscia"). Come detto sopra, la reazione emotiva non
viene collegata con chiarezza ai motivi scatenanti. L'interferenza col funzionamento adattivo in altre aree di vita diverse da quelle riferite alla crisi può essere significativo (esempio: "la paura dei luoghi affollati mi porta a limitare la mia vita sociale e a passare la maggior parte del mio tempo libero da solo"). Non è improbabile attraversare periodi di scarsa fiducia in sè e di pessimismo rispetto alle prospettive di cambiamento. |
TIPO DI RELAZIONE DI AIUTO Anche nel caso di problemi più consistenti sono
centrali le risorse personali e la rete di relazioni con
le persone significative.
Anche se le risorse individuali e le persone che
stanno intorno a chi è in difficoltà sono determinanti
per il processo di cambiamento, spesso è necessario
anche un aiuto professionale per uscire da queste
situazioni: infatti se una crisi evolutiva arriva ad
avere queste conseguenze significa che vi era alla base
una pregressa vulnerabilità psicologica, le cui
radici sono nella storia personale dell'individuo e delle
relazioni che egli ha esperito nel corso della sua vita.
Le varie forme di psicoterapia implicano sempre una
relazione significativa con il terapeuta (anche se
l'enfasi su questa relazione può variare a seconda della
tecnica utilizzata). |
CLASSE DI PROBLEMI Crisi evolutive stabili, che interferiscono con il funzionamento adattivo, con un livello elevato di sofferenza emotiva Sostanzialmente questa categoria di problemi ricalca lo schema precedente (la crisi dura da troppo tempo, il motivo è sconosciuto o male interpretato, gli obiettivi sono confusi e "doveristici"). La differenza di fondo riguarda il livello della reazione
emotiva, che raggiunge vette di
drammaticità e di estrema sofferenza soggettiva
(l'emozione di paura diventa ansia o addirittura panico;
la tristezza si trasforma in depressione o in
disperazione; la rabbia diventa furore incontrollato). In questi momenti (che fortunatamente sono sempre periodi transitori) la fiducia in sè è pesantemente messa in dubbio. |
TIPO DI RELAZIONE DI AIUTO La funzione di supporto delle persone vicine a chi soffre è quella, da un lato, di offrire ascolto e conforto, ma soprattutto, di fronte a problemi non risolvibili senza un aiuto professionale, indirizzare e il soggetto in difficoltà presso i servizi che possono prendere in carico la situazione. Le risorse appropriate in questi casi sono:
La relazione di aiuto è in questi casi sbilanciata
verso il fattore "legame di
attaccamento", nel senso che chi viene aiutato
si affida totalmente al professionista (un po' come un
neonato alla madre), rinunciando temporaneamente
ad avere un ruolo autonomo e attivo nella soluzione della
crisi. |
NOTE
* Nota 1: La questione è un po' più complessa per quanto riguarda alcune situazioni particolarmente drammatiche, tipo la perdita di un figlio o la diagnosi di una malattia invalidante: pur non volendo negare l'aspetto definitivo e irrevocabile di tali eventi, anche questi, se elaborati ed accettati, possono essere portatori di una crescita dell'individuo, e rientrare quindi nella definizione di "crisi evolutiva".
** Nota
2: Questi due fattori si presentano in una relazione di
aiuto indipendentemente dalle differenze di ruolo e della
intensità del legame che esiste tra chi aiuta e chi è aiutato,
ma, a seconda delle situazioni e degli attori, la loro importanza
relativa può cambiare (vedi schema 1, 2, 3, 4).
Inoltre ricordiamo che la relazione di aiuto non è rigida, nel
senso che, come tutte le cose:
- dipende dai contesti (per esempio in un determinato campo X
aiuta Y, mentre in una situazione in cui Y è più esperto i
ruoli si possono scambiare);
- evolve nel tempo (la relazione di aiuto parte come asimmetrica,
ma, quando gli obiettivi vengono raggiunti, diventa paritaria, o
addirittura si può invertire: l'esempio più classico è quello
del figlio che, totalmente dipendente da piccolo, quando diventa
adulto assume un ruolo di parità col padre, per poi passare ad
un ruolo di supporto quando il genitore diventa anziano e
bisognoso di aiuto).
*** Nota 3: Per una maggior comprensione della teoria dell'attaccamento collegatevi al seguente articolo di P. Fonagy: "Attaccamento, sviluppo del Sé e sua patologia nei disturbi di personalità", che contiene un breve paragrafo riassuntivo sul legame di attaccamento e le sue articolazioni.