Problemi & soluzioni:
classificazione delle forme di aiuto indicate per risolvere
le varie tipologie di difficoltà personali e di relazione

 

A.M. Corato

Data ultima stesura 26/02/99

Lo scopo di questo breve contributo è quello di riordinare le idee su un aspetto centrale per il benessere e la crescita umana, vale a dire i rapporti di solidarietà tra le persone.
Per introdurre la classificazione delle tipologie di aiuto ritengo utile fare una breve premessa teorica sui concetti di "crisi evolutiva" e di "relazione di aiuto". Chi vuole evitare questa introduzione (o preferisce approfondirla in seguito) può
saltare direttamente alle tipologie.
Sarò lieto di
ricevere commenti e di rispondere alle richieste di chiarimento.

 

Le crisi evolutive e le relazioni di aiuto

Ognuno di noi, durante la propria esistenza, attraversa dei periodi di "crisi evolutiva" in cui le strategie adattive applicate fino a quel momento non sono più funzionali, o perché la situazione esterna è cambiata, o perché sono cambiati gli obiettivi interni della persona. Questi periodi sono spesso caratterizzati da insoddisfazione, inquietudine, incertezza e confusione, insieme a reazioni emotive e sintomi di stress più o meno intensi.
Alcune crisi sono praticamente inevitabili, in quanto legate all'evoluzione del ciclo vitale (es. la crescita psicologica e sociale del bambino nelle sue varie fasi, l'uscita dalla famiglia di origine, la costruzione della coppia, la maternità e la paternità, la perdita dei genitori, la gestione del "nido vuoto" dopo che i figli sono usciti di casa, l'accettazione della vecchiaia); oltre a queste esistono "crisi minori" che di per sé non hanno particolare rilevanza, ma possono assumere importanza dal punto di vista soggettivo (es. cattive prestazioni scolastiche, frustrazioni con gli amici, frustrazioni sportive, "brutte figure", problemi di carriera, ecc., ecc.); infine un ultimo gruppo di eventi scatenanti è dipendente dal caso o dalla "sfortuna" e può comportare conseguenze e ripercussioni consistenti nelle vita di una persona (es. incidenti, malattie fisiche, lutti, separazioni traumatiche, perdite finanziarie, disoccupazione, ecc.).
Tutte queste situazioni, pur molto diverse tra loro, le definiamo "crisi evolutive" perché dal loro superamento ne può derivare l'opportunità di una crescita per l'individuo e per il suo intero sistema di relazioni (*).

Ciò che ci viene richiesto in queste situazioni è di "inventarci" una riorganizzazione della nostra vita, che implica, da un lato, trovare nuove strategie di comportamento e sapere giocarsi in nuovi ruoli sociali, ma, primariamente, cambiare il punto di vista sulle cose che ci succedono, trovare una diversa ottica con cui guardare gli eventi, che sappia integrare le novità che sono entrate nella nostra vita (processo che viene definito dagli psicologi con vari termini, tipo "ristrutturazione cognitiva" o "salto evolutivo").

Nel gestire e superare le crisi evolutive (cosa che può sembrare complicata a parole, ma in realtà è un processo del tutto naturale e spontaneo) sono fondamentalmente due i fattori che entrano in gioco:
- le risorse personali (intelligenza, creatività, tolleranza alla frustrazione, forza di volontà, resistenza allo stress, ecc.);
- le persone significative, di cui ci fidiamo, la cui importanza relativa aumenta man mano che le nostre risorse personali si dimostrano insufficienti per risolvere i problemi.

In senso ampio la relazione di aiuto si attiva tutte le volte in cui le risorse personali di un individuo che affronta una crisi evolutiva non sono sufficienti, ed è utile fare riferimento a una (o più) persona/e significativa/e per compiere il "salto di crescita". Queste possono essere figure professionali (psicoterapeuti, medici, psicologi, assistenti sociali, consulenti, educatori, ecc.), oppure, molto più spesso, persone che fanno parte del nostro ambiente di vita (familiari, parenti, amici, colleghi, religiosi, ecc.).
In una relazione di aiuto sono presenti due costanti che qualificano il processo di comunicazione (**):

1. L'esistenza (o la creazione) di un "legame di attaccamento/accudimento" (***), dove siano presenti:
- la percezione dell'altro significativo come persona "saggia e forte", in grado di fornire aiuto e protezione, a cui potersi affidare;
- da parte di chi aiuta, la capacità di provare empatia, vale a dire saper percepire e comprendere la vita emotiva dell'altro, unita alla disposizione positiva nei suoi confronti;
- da parte di chi è aiutato, la sensazione, speculare alla precedente, di essere capito e compreso;
- per chi riceve l'aiuto, la sperimentazione di un senso di conforto, di protezione e di sicurezza.

2. Favorire la soluzione autonoma del problema, attraverso le seguenti modalità:
- incoraggiando la produzione autonoma di soluzioni e idee alternative;
- fornendo incoraggiamento e spronando ad agire;
- suggerendo consigli, informazioni, strategie, istruzioni sulla base della propria esperienza.

In una cultura come la nostra che esalta l'individualismo e l'egoismo, quanto esposto sopra può sembrare poco realistico, ma va detto che (anche se ascoltando quello che viene riportato nei telegiornali sembrerebbe vero il contrario) in realtà il senso di solidarietà e di mutuo aiuto tra appartenenti alla stessa specie è un istinto naturale e radicato negli esseri umani (così come nella maggior parte dei mammiferi evoluti); questa tendenza trova la sua massima espressione nel comportamento di accudimento e di protezione degli adulti nei confronti dei piccoli, ma si manifesta anche tra gli adulti che sono uniti da una stessa appartenenza di gruppo. I problemi sorgono quando questa tendenza di fondo viene inibita o negata, ma questa è una questione troppo ampia per trattarla in questa sede, perchè spazia dall'ambito sociologico (es. la cultura che premia il vantaggio personale a breve termine) a quello psicopatologico (es. l'assenza di "empatia" nei confronti dell'altro in alcuni disturbi di personalità).

*****

Problemi e Soluzioni

Quello che segue è un tentativo di schematizzare le categorie di problemi che le persone possono incontrare nel corso della loro vita, raggruppati in funzione di come l'individuo reagisce nei loro confronti; per ogni categoria vengono presentate le strade percorribili per venirne a capo.
Mi sembra possa essere una guida utile per chi si trova in una situazione di difficoltà e non ha ben chiaro qual'è la portata del suo problema e cosa potrebbe fare per uscirne, soprattutto se e a quale relazione di aiuto ricorrere. Soprattutto potrebbe aiutare chi vive situazioni di "pre-allarme" a trovare la motivazione per risolvere i problemi prima che questi diventino troppo grandi.

Le classi che ho individuato sono le seguenti:

1. Crisi evolutive "naturali"

2. Crisi evolutive "stabili", che interferiscono parzialmente nel livello generale di adattamento

3. Crisi evolutive "stabili", che interferiscono con il funzionamento adattivo

4. Crisi evolutive "stabili", che interferiscono con il funzionamento adattivo, con un livello elevato di sofferenza

Negli schemi che seguono la colonna di sinistra indica la classe di problemi, quella di destra le soluzioni consigliate, all'interno di una relazione di aiuto spontanea o professionale (con i link per eventuali approfondimenti).
Per individuare autonomamente il proprio "livello di crisi" consiglio di cercare di rispondere alle seguenti domande:

In caso di dubbi fate pure riferimento al servizio di consulenza online del nostro Centro.

Buona lettura!

 

SCHEMA 1

CLASSE DI PROBLEMI

Crisi evolutive "naturali"
Di fatto qualsiasi categoria di problemi rientra in questo gruppo nel momento in cui la persona che vive le difficoltà trova, in un tempo ragionevole, la strada per uscirne, da sola o con l'aiuto degli altri.
Non è rilevante la gravità "oggettiva" della situazione, ma piuttosto la percezione soggettiva della stessa, che deriva dalla storia personale e dalle aree di forza e di vulnerabilità del singolo individuo (per esempio: per Paolo l'evento scatenante della crisi è "l'essere stato ignorato da una ragazza che gli piaceva", per Franco è "l'aver perso una occasione di avanzamento nel lavoro"; se ad ognuno di loro fosse capitato l'evento dell'altro potrebbero aver reagito con relativa indifferenza).

Il motivo o l'evento da cui nasce la crisi è spesso facilmente individuabile, e altrettanto chiari sono gli obiettivi a cui si vorrebbe arrivare per risolvere il problema.
In concreto:
- motivo: "sono triste e arrabbiato perchè la mia ragazza mi ha lasciato";
- obiettivo (="dove voglio arrivare?"): "vorrei avere un'altra occasione con lei, o, in alternativa, darmi del tempo per riflettere su quello che è successo e per pensare a rapporti alternativi".

La reazione emotiva ("come mi sento?") può essere anche elevata, ma non travolgente. Di solito resta circoscritta alla situazione da cui è nato il problema, senza influire in misura consistente in altre aree della nostra vita (per esempio: se la crisi riguarda la mia vita affettiva, il mio funzionamento lavorativo e familiare continuerà su livelli accettabili = "sono triste e arrabbiato perché la mia ragazza mi ha lasciato, ma non per questo smetto di lavorare o faccio in modo che i rapporti con i miei familiari si deteriorino").

La soluzione del problema non è immediatamente disponibile (altrimenti non ci sarebbe nessuna crisi!), ma fin dall'inizio è presente un senso di fiducia e di sicurezza che prima o poi se ne verrà a capo.

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TIPO DI RELAZIONE DI AIUTO

Di fronte questo tipo di problemi spesso le persone adulte riescono a "cavarsela da sole" senza ricorrere all'aiuto degli altri.

Non è così per chi è "biologicamente" inesperto (i bambini di tutte le età), e per chi si trova per la prima volta a giocare nuovi ruoli, come gli adolescenti, i giovani adulti, i neo-genitori, coloro che si avviano al pensionamento, i parenti di persone colpite da disturbi fisici o mentali gravi, ecc.
In questi casi la relazione di aiuto si realizza spontaneamente nelle seguenti forme:

  • la relazione di accudimento e protezione tra genitori e figli;
  • la solidarietà e il sostegno reciproco tra i membri della coppia;
  • il sostegno dei parenti, degli amici, dei colleghi, dei religiosi, ecc.;
  • gruppi di discussione attraverso mailing list, newsgroup, chat line su temi che riguardano la vita emotiva e affettiva, le relazioni familiari, la società (senza moderatore "professionista").

A queste forme "naturali" di relazione di aiuto si possono affiancare, ma non sostituire, strumenti "professionali" che possono introdurre informazioni e suggerimenti più approfonditi e mirati.
Ecco alcuni esempi di risorse professionali:

  • gruppi di formazione (incontri gestiti dall'esperto che presenta teorie e indicazioni pratiche su temi tipo: "educazione sessuale"; "preparazione al parto"; "gestione del ruolo di genitore"; "processo dell'invecchiamento"; ecc.);
  • gruppi di discussione (persone che si riuniscono e discutono tra loro, con la presenza dell'esperto, che svolge un ruolo di coordinamento e di facilitazione degli scambi; i temi possono ricalcare quelli accennati nel punto precedente);
  • colloqui di consulenza-informazione (svolti con l'esperto su un argomento specifico);
  • consulenza online (lo stesso di cui sopra, svolto in forma scritta tramite e-mail);
  • gruppi di discussione attraverso mailing list, newsgroup, chat line su temi che riguardano la vita emotiva e affettiva, le relazioni familiari, la società (con moderatore professionista);
  • conferenze, letture e video didattici sui temi psicologici e relazionali.

Da notare che mentre nelle risorse "naturali" prevale il primo elemento della relazione di aiuto (il legame di attaccamento), gli interventi "professionali" non prospettano un legame necessariamente significativo con l'esperto, in quanto privilegiano il secondo elemento, cioè lo stimolo alla produzione autonoma delle soluzioni (ottenuto principalmente fornendo informazioni e suggerimenti; in questi casi il professionista si propone in un ruolo che, per certi versi, somiglia a quello del "professore").

 

SCHEMA 2

CLASSE DI PROBLEMI

Crisi evolutive stabili, che interferiscono parzialmente nel livello generale di adattamento

In questi casi la crisi evolutiva è stabile, nel senso che la soluzione non si prospetta in un tempo considerato accettabile.
Quali sono i criteri per stabilire quando un problema rischia di diventare "cronico" (vale a dire che il tempo passa senza che ci siano segnali di cambiamento)?
Il primo criterio non può che essere soggettivo, nel senso che solo il singolo individuo può decidere quando il problema, dal suo punto di vista, sta durando da troppo tempo senza progressi (d'altra parte non dimentichiamo che una possibile soluzione può anche essere quella di accettare i propri limiti, e quindi cercare di convivere con il problema, investendo su altre aree di vita).
Il secondo criterio è intersoggettivo, nel senso che possiamo valutare le reazioni e i feedback di chi ci sta intorno rispetto all'area problematica, e in base a quello decidere che è arrivato il tempo di sforzarsi di cambiare.

In questa categoria di crisi in genere il motivo scatenante è sufficientemente individuabile. Al contrario possono essere "sfumati" gli obiettivi a cui si vuole arrivare, nel senso che è presente un grado più o meno elevato di confusione e incertezza che impedisce una chiara visione della soluzione auspicabile (esempio: motivo: "tristezza e rabbia per essere stato lasciato dalla ragazza"; obiettivo: "oscillazione tra il desiderio di fare qualcosa per tornare con lei e l'accettazione della fine di quel rapporto, con l'incapacità di scegliere una delle due strade").

La reazione emotiva è con chiarezza attribuibile ai motivi scatenanti, ma il protrarsi nel tempo della crisi può dar luogo a manifestazioni sintomatiche indicative di uno stress prolungato (es. disturbi del sonno, problemi psicosomatici all'apparato gastrointestinale, cefalee, sbalzi di umore ingiustificati, brevi attacchi di ansia, ecc.).
Ci possono essere parziali interferenze in altre aree di vita diverse da quelle riferite alla crisi (esempio: "il problema della ragazza mi rende talmente nervoso e pensieroso per cui il mio rendimento sul lavoro è percettibilmente calato").

In questa categoria di crisi evolutive la fiducia in sè e la consapevolezza che le cose cambieranno possono attraversare dei momenti di incertezza e pessimismo.

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TIPO DI RELAZIONE DI AIUTO

E' importante, anche in questi casi, fare prima di tutto riferimento alle proprie risorse personali e alla rete di relazioni con le persone significative (familiari, parenti, amici, ecc.).
Rispetto alle risorse spontanee elencate sopra possiamo aggiungere i gruppi di auto-aiuto, caratterizzati dalla maggior enfasi sulla solidarietà a chi si trova in difficoltà. Il gruppo di auto-aiuto può riunirsi sia fisicamente che tramite internet (mailing-list, newsgroup, chat-line), con lo scopo di scambiarsi informazioni sul problema, fornire sostegno e rassicurazione reciproca, costruire una rete di contatti tra utenti e professionisti specializzati per un determinato problema. Ecco alcuni esempi di gruppi di questo genere che rientrano nella definizione di questa classe di problemi:

  • gruppi di auto-aiuto per familiari di malati terminali;
  • gruppi di auto-aiuto per familiari di persone con disturbi psichici gravi;
  • gruppi di auto-aiuto per familiari di portatori di handicap;
  • gruppi di auto-aiuto per persone divorziate;
  • gruppi di auto-aiuto per portatori di handicap fisici (paralisi, deficit sensoriali, malattie croniche, ecc.);
  • ecc., ecc.;

Le risorse professionali possono affiancare e potenziare i processi spontanei di cui sopra, soprattutto nei casi in cui mancano le esperienze sufficienti o i problemi si dimostrano più difficili del previsto.
Ecco alcuni esempi di risorse professionali, che si possono aggiungere a quelle elencate nello schema precedente:

  • incontri di consulenza psicologica finalizzata alla soluzione di problemi;
  • consulenza psicologica online finalizzata alla soluzione di problemi;
  • incontri di mediazione familiare;
  • sedute o gruppi per l'apprendimento di abilità sociali (es. assertività);
  • sedute o gruppi per l'apprendimento di tecniche di rilassamento (training autogeno, yoga, ecc.);
  • gruppi di "crescita umana" e di espressione emotiva e motoria (psicodramma formativo, psicomotricità, danzaterapia);

In riferimento alle due componenti della relazione di aiuto, notiamo che anche le risorse professionali qui proposte fanno leva sull'acquisizione di nuove informazioni da poter mettere a frutto autonomamente, ma con un'enfasi maggiore sull'apprendimento di nuove competenze (il professionista diventa una specie di "allenatore" che "prepara" la persona ad affrontare i problemi personali e di relazione, aiutandola a potenziare le proprie risorse). Questo fa si che, rispetto agli interventi proposti nello schema precedente, aumenti il peso relativo della relazione che si instaura tra i due protagonisti.

 

SCHEMA 3

CLASSE DI PROBLEMI

Crisi evolutive stabili, che interferiscono con il funzionamento adattivo

Come nello schema 2, anche in questa classe di problemi i cambiamenti non si prospettano in tempi accettabili.

In questi casi spesso il motivo scatenante è sconosciuto o attribuito erroneamente: ciò significa che la persona "sta male e non sa perchè" (es.1 "mi viene l'ansia tutte le volte che resto imbottigliato nel traffico, e non so spiegarmi come è incominciata né perchè ho questa paura, visto che non corro nessun pericolo reale in quella situazione"; es. 2 "sento l'obbligo di controllare all'infinito di aver chiuso il gas; anche se so che è assurdo quello che faccio, non riesco a trattenermi, altrimenti mi viene l'angoscia").
Gli obiettivi auspicati per la soluzione del problema sono "nebulosi", spesso non si riesce ad andare oltre a un generico "voglio stare meglio". E' probabile che la situazione venga vissuta in termini "doveristici", con pensieri del tipo: "devo assolutamente risolvere questo mio problema, altrimenti tutta la mia vita sarà rovinata".

Come detto sopra, la reazione emotiva non viene collegata con chiarezza ai motivi scatenanti.
Sono possibili manifestazioni di sofferenza e disagio (ansia, depressione, rabbia, senso di colpa, ecc.) più o meno intense, che possono anche strutturarsi in disturbi psicopatologici veri e propri.

L'interferenza col funzionamento adattivo in altre aree di vita diverse da quelle riferite alla crisi può essere significativo (esempio: "la paura dei luoghi affollati mi porta a limitare la mia vita sociale e a passare la maggior parte del mio tempo libero da solo").

Non è improbabile attraversare periodi di scarsa fiducia in sè e di pessimismo rispetto alle prospettive di cambiamento.

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TIPO DI RELAZIONE DI AIUTO

Anche nel caso di problemi più consistenti sono centrali le risorse personali e la rete di relazioni con le persone significative.
Uno strumento "spontaneo" che è rivelato di grande efficacia per alleviare le difficoltà è costituito dai gruppi di auto-aiuto tra le persone che soffrono di problemi simili. Esempi di questo tipo sono:

  • gruppi di auto-aiuto per persone con problemi di agorafobia - attacchi di panico;
  • gruppi di auto-aiuto per persone con problemi di depressione;
  • gruppi di auto-aiuto per persone che soffrono di disturbi alimentari;
  • gruppi di auto-aiuto online tramite mailing-list.

Anche se le risorse individuali e le persone che stanno intorno a chi è in difficoltà sono determinanti per il processo di cambiamento, spesso è necessario anche un aiuto professionale per uscire da queste situazioni: infatti se una crisi evolutiva arriva ad avere queste conseguenze significa che vi era alla base una pregressa vulnerabilità psicologica, le cui radici sono nella storia personale dell'individuo e delle relazioni che egli ha esperito nel corso della sua vita.
L'aiuto professionale può concretizzarsi nelle seguenti forme:

  • psicoterapia individuale (che, a seconda della tecnica di riferimento e degli obiettivi di partenza, può essere a breve o a lungo termine, focalizzata sul problema o ad "ampio raggio", con enfasi sull'apprendimento e sulla ristrutturazione cognitiva o centrata sull'elaborazione della relazione terapeutica);
    - per un confronto tra le diverse tecniche terapeutiche vedi: J. Grohol: "Tipi di Terapie" (in inglese), oppure M. Rinaldi: "Che cos'è la Psicoterapia" (in italiano);
    - per saperne di più su uno specifico approccio psicoterapeutico vedi: A. Corato: "La Psicoterapia Cognitivo-Comportamentale";
  • psicoterapia familiare o di coppia (questo tipo di interventi ha senso quando i problemi non riguardano soltanto il singolo individuo, ma si estendono a tutti i componenti del sistema di relazioni, per cui il processo di cambiamento va gestito insieme a tutti o a una parte dei membri della famiglia)
    - per saperne di più sulla Terapia Familiare vedi: Società Italiana di Ricerca e Terapia Sistemica;
  • psicoterapia di gruppo (il cambiamento avviene attraverso incontri di gruppo);
    - per saperne di più su una specifica tecnica di terapia di gruppo vedi: S.M. Radaelli: "Lo Psicodramma"
  • supporto farmacologico: la terapia con psicofarmaci ha una funzione essenzialmente sintomatica (hanno la stessa azione che ha l'aspirina per l'influenza: attenua i sintomi ma non agisce sulle cause, che vanno trattate con gli antibiotici); i farmaci si dimostrano comunque indispensabili nei casi in cui la sofferenza emotiva supera determinati livelli, attenuando i sintomi in modo da permettere alla persona di ragionare sulle cause del suo malessere;
  • psicoterapia tramite internet: esistono delle sperimentazioni in questo senso, ma i problemi aperti sono troppi (natura della relazione su internet, problemi diagnostici, gestione delle emergenze, problemi deontologici, ecc.) per cui questa attività, a mio giudizio, è attualmente prematura.

Le varie forme di psicoterapia implicano sempre una relazione significativa con il terapeuta (anche se l'enfasi su questa relazione può variare a seconda della tecnica utilizzata).
Si potrebbe dire che le due componenti della relazione di aiuto sono maggiormente bilanciate tra loro: la relazione di fiducia costituisce la "base sicura" all'interno della quale scoprire e sperimentare nuove strategie per capire la propria vita emotiva e sociale.
Per saperne di più sulla relazione terapeutica vedi:
A. Semerari: I processi cognitivi nella relazione terapeutica. Ed. La Nuova Italia Scientifica, 1991.

 

SCHEMA 4

CLASSE DI PROBLEMI

Crisi evolutive stabili, che interferiscono con il funzionamento adattivo, con un livello elevato di sofferenza emotiva

Sostanzialmente questa categoria di problemi ricalca lo schema precedente (la crisi dura da troppo tempo, il motivo è sconosciuto o male interpretato, gli obiettivi sono confusi e "doveristici").

La differenza di fondo riguarda il livello della reazione emotiva, che raggiunge vette di drammaticità e di estrema sofferenza soggettiva (l'emozione di paura diventa ansia o addirittura panico; la tristezza si trasforma in depressione o in disperazione; la rabbia diventa furore incontrollato).
Possono essere presenti comportamenti che interferiscono pesantemente con l'adattamento sociale e familiare (es. restare permanentemente chiusi in casa per paura degli attacchi di ansia); a volte la sensazione di disperazione e la convinzione che non esistano vie di uscita è talmente forte che vengono messe in atto intenzioni suicide.

In questi momenti (che fortunatamente sono sempre periodi transitori) la fiducia in sè è pesantemente messa in dubbio.

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TIPO DI RELAZIONE DI AIUTO

La funzione di supporto delle persone vicine a chi soffre è quella, da un lato, di offrire ascolto e conforto, ma soprattutto, di fronte a problemi non risolvibili senza un aiuto professionale, indirizzare e il soggetto in difficoltà presso i servizi che possono prendere in carico la situazione.

Le risorse appropriate in questi casi sono:

  • psicoterapia della crisi (tecnica psicologica utile per affrontare e contenere situazioni transitorie a grande impatto emotivo);
  • terapia farmacologica (fondamentale in questi casi, per il sollievo quasi immediato che può dare rispetto alla sofferenza emotiva);
  • interventi residenziali (ricovero presso strutture terapeutiche dove, in isolamento dal contesto dove sono nati i problemi, ricevere le cure adeguate).

La relazione di aiuto è in questi casi sbilanciata verso il fattore "legame di attaccamento", nel senso che chi viene aiutato si affida totalmente al professionista (un po' come un neonato alla madre), rinunciando temporaneamente ad avere un ruolo autonomo e attivo nella soluzione della crisi.
Una volta superata questa fase potranno essere attivate le forme di aiuto elencate negli schemi precedenti.

 

 


NOTE

* Nota 1: La questione è un po' più complessa per quanto riguarda alcune situazioni particolarmente drammatiche, tipo la perdita di un figlio o la diagnosi di una malattia invalidante: pur non volendo negare l'aspetto definitivo e irrevocabile di tali eventi, anche questi, se elaborati ed accettati, possono essere portatori di una crescita dell'individuo, e rientrare quindi nella definizione di "crisi evolutiva".

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** Nota 2: Questi due fattori si presentano in una relazione di aiuto indipendentemente dalle differenze di ruolo e della intensità del legame che esiste tra chi aiuta e chi è aiutato, ma, a seconda delle situazioni e degli attori, la loro importanza relativa può cambiare (vedi schema 1, 2, 3, 4).
Inoltre ricordiamo che la relazione di aiuto non è rigida, nel senso che, come tutte le cose:
- dipende dai contesti (per esempio in un determinato campo X aiuta Y, mentre in una situazione in cui Y è più esperto i ruoli si possono scambiare);
- evolve nel tempo (la relazione di aiuto parte come asimmetrica, ma, quando gli obiettivi vengono raggiunti, diventa paritaria, o addirittura si può invertire: l'esempio più classico è quello del figlio che, totalmente dipendente da piccolo, quando diventa adulto assume un ruolo di parità col padre, per poi passare ad un ruolo di supporto quando il genitore diventa anziano e bisognoso di aiuto).

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*** Nota 3: Per una maggior comprensione della teoria dell'attaccamento collegatevi al seguente articolo di P. Fonagy: "Attaccamento, sviluppo del Sé e sua patologia nei disturbi di personalità", che contiene un breve paragrafo riassuntivo sul legame di attaccamento e le sue articolazioni.

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