Alcuni consigli per la scelta di uno Psicoterapeuta

A.M. Corato

Data ultima stesura 25/02/99

Quelle che seguono sono alcune delle domande che si pone chi si avvicina per la prima volta alla psicoterapia. Preciso che si tratta di un elenco "aperto", nel senso che sarò lieto di aggiungere risposte alle questioni più specifiche che mi saranno inviate.

 

F.A.Q.:

 

***

 

Quali sono le differenze tra gli psicoterapeuti?

Per i non "addetti ai lavori" (e spesso anche per loro!) esiste una certa confusione nel comprendere le competenze e la formazione di base degli psicoterapeuti; cercherò quindi di chiarire questo primo punto.
Innanzitutto, per la legislazione italiana, possono accedere al titolo di psicoterapeuta i medici e gli psicologi che abbiano conseguito una formazione specifica in psicoterapia (corsi quadriennali post-laurea riconosciuti dallo Stato) e siano iscritti ai relativi albi professionali.
A livello formale,
il processo della psicoterapia non cambia se a condurla è uno psicologo o un medico (naturalmente senza considerare la preparazione e le doti umane del professionista): l'intervento psicoterapeutico è quindi omogeneo, indipendentemente dalla formazione di base del clinico.
Le differenze si vedono nelle altre aree di competenza, per cui i laureati in medicina, che sono preparati per la cura delle patologie, potranno affiancare gli interventi psicoterapeutici con altre risorse della loro professione (per esempio con terapie farmacologiche o residenziali); i laureati in psicologia hanno una formazione di base che privilegia la ricerca psicologica, la conoscenza approfondita e globale della personalità umana, l'attenzione alla vita normale dell'individuo inserito nel suo ambiente familiare e sociale: daranno quindi maggiore attenzione agli aspetti del potenziamento delle risorse umane, della promozione del benessere, della ricerca-intervento psicosociale sui gruppi, ecc.

Le differenze sostanziali riguardano invece il tipo di tecniche utilizzate dallo psicoterapeuta nella sua pratica.
Nel corso di questo secolo (da quando la psicoterapia è stata "inventata" per la prima volta da Freud) sono state sviluppate diverse tecniche terapeutiche (chi fosse interessato a un confronto tra le diverse tecniche e teorie psicoterapeutiche può consultare:
J. Grohol: "Tipi di Terapie" (in inglese), oppure M. Rinaldi: "Che cos'è la Psicoterapia" (in italiano).
Con una semplificazione forse eccessiva possiamo dire che esistono attualmente tre principali "scuole" teoriche e tecniche omogenee al loro interno e tra loro alternative (anche se recentemente molti psicoterapeuti stanno pensando alla possibilità di una integrazione tra le diverse tradizioni):

Il modo di lavorare dei terapeuti formati presso una di queste "scuole" può differenziarsi anche di molto da quello degli altri, ma comunque non è questa la sede per affrontare l'argomento delle differenze di metodo e di efficacia tra le diverse tecniche. Chi è interessato può collegarsi al sito di Psychomedia, alla Sezione "Modelli e ricerca in psicoterapia", per un approfondimento accurato e scientifico su questo tema.

I professionisti possono proporre degli interventi individuali, di coppia, familiari o di gruppo, a seconda del tipo di problema e delle risorse disponibili. In questo articolo, per quanto riguarda i prossimi punti, ci limiteremo a trattare alcuni aspetti della psicoterapia individuale.

 

Come accedere a uno psicoterapeuta nella mia città?

I canali di accesso ad uno psicoterapeuta sono sostanzialmente i seguenti:

 

Come posso capire se la psicoterapia mi potrà aiutare?

La psicoterapia è un processo complesso, ma sostanzialmente possiamo definirla come una relazione di aiuto, dove si crea un rapporto di fiducia emotivamente significativo tra terapeuta e paziente, all'interno del quale vengono stimolati (con vari strumenti tecnici) i cambiamenti individuali.
A grandi linee un buon psicoterapeuta deve possedere due qualità:
- "umane" (capacità di empatia, di ascolto, di accogliere la sofferenza, di trasmettere fiducia, ecc.)
- "tecniche" (conoscenze teoriche, varietà degli strumenti tecnici, capacità nel padroneggiarli, ecc.).

Già dai primi incontri potete valutare se il rapporto che si è creato con il professionista potrà dare dei buoni frutti. Innanzitutto è necessario che vi sentiate a vostro agio con il terapeuta. Naturalmente ciò non significa che questa persona debba diventare un vostro amico, ma è fondamentale che vi sentiate rispettati nella vostra individualità e nelle vostre opinioni. E' importante che sentiate di potervi fidare al 100% del professionista; se non è così e vi viene da nascondere informazioni importanti o addirittura da mentire è probabile che non avrete nessun beneficio dalla psicoterapia.
Inoltre dovreste accorgervi, a un certo punto del processo, che la psicoterapia vi sta aiutando: se, fin dall'inizio, non vi sentite confortati o non esperite un sollievo temporaneo dai problemi emotivi durante le sessioni o subito dopo, è possibile che il trattamento non stia funzionando. In ogni caso è importante che le vostre paure o perplessità relative al processo psicoterapeutico vengano sempre riferite al professionista, che dovrà essere in grado di darvi delle risposte convincenti.
Non va invece utilizzato il livello di intensità dei sintomi emotivi e comportamentali nella vostra vita quotidiana per valutare l'utilità del trattamento: infatti, quantomeno a breve termine, molte tecniche terapeutiche possono avere come effetto una temporanea (e comunque controllata) recrudescenza sintomatica, dovuta all'avvio del processo di cambiamento (come quando si viene operati chirurgicamente di appendicite: subito aumenta il dolore, ma, una volta rimosso il problema, inizia la guarigione).

 

Cosa devo aspettarmi dalla prima seduta?

Il primo incontro ha lo scopo di permettere al clinico di conoscere il problema e formulare una prima ipotesi sulle cause e sulle possibilità di soluzione attraverso un intervento psicoterapeutico.
Nel corso del colloquio vi verrà chiesto di descrivere per quale motivo vi siete rivolti a uno psicoterapeuta (p.e. "Cosa c'é che non va in questo punto della sua vita?"), che tipo di sintomi provate (in quali situazioni e con quali correlati di emozioni, pensieri, comportamenti), la vostra storia personale e quella della vostra famiglia. La profondità dell'esplorazione sulla vostra storia personale potrà variare in funzione del terapeuta e del tipo di orientamento teorico dello stesso: probabilmente includerà domande sulla vostra infanzia, sulla vostra educazione, sulle relazioni con genitori e amici, sulla vita affettiva, sulla situazione di vita attuale, sulle aspirazioni personali o di carriera lavorativa.

Verso la fine del colloquio il clinico vi riferirà sulle ipotesi che si è fatto relativamente al vostro problema, proponendo il percorso che ritiene più adatto; le alternative sono:
- consulenza a breve termine (formulazione di indicazioni e consigli che la persona può mettere in pratica da sola);
- approfondimento diagnostico finalizzato a chiarire meglio il problema (altri due o tre incontri con l'utilizzo di test o altre tecniche standardizzate di diagnosi);
- inizio del percorso psicoterapeutico (in questo caso viene in genere consigliato dal terapeuta uno "spazio di riflessione" prima di decidere se iniziare questa esperienza);
- invio ad altri colleghi per trattamenti specifici (psicofarmacologico, terapia familiare, ecc.).

Prima di terminare l'incontro il terapeuta dovrebbe chiedervi se avete domande da fargli. Sentitevi liberi di farlo; è il momento giusto per chiedere informazioni riguardo l'orientamento teorico del clinico, la sua formazione e la sua esperienza, soprattutto nel trattamento del vostro specifico tipo di problema.
Uno psicoterapeuta professionale e deontologicamente corretto non dovrebbe avere problemi a rispondere a queste domande; se ne avesse, questo potrebbe già essere un vostro primo "segnale di allarme" circa la capacità di questa persona di aiutarvi a risolvere i vostri problemi.

 

Cosa devo aspettarmi nel corso della terapia?

In termini generali (*) un percorso psicoterapeutico individuale si articola nei seguenti passaggi:
- fase diagnostica e di definizione del problema (da 1 a max 5 sedute);
- definizione del "contratto", in cui vengono definiti gli obiettivi, i metodi e i tempi del trattamento;
- fase centrale del processo, all'interno della quale avvengono i cambiamenti individuali;
- fase di chiusura e di sgancio, con consolidamento dei miglioramenti;
- follow-up (controlli a distanza di tempo).

Il processo di cambiamento individuale che avviene nel corso di una psicoterapia è complesso e articolato, e non può essere certo trattato in questa breve guida. In Rete è possibile reperire informazioni, anche approfondite, sugli aspetti tecnici delle diverse tecniche psicoterapeutiche. Per quanto riguarda le tecniche cognitivo-comportamentali è possibile farsi una prima idea di come viene gestito il processo leggendo questo articolo.

La durata di un percorso di questo tipo (cognitivo-comportamentale) può variare da tre mesi a un anno (eccezionalmente la durata può anche essere superiore, nel caso di problemi cronici o di difficoltà a lungo termine).
In ogni caso la scelta di terminare la terapia è sempre possibile. Se vi sembra di non beneficiare a sufficienza dal trattamento, potete comunicarlo al professionista, e valutare la possibilità di concludere il percorso.
Un buon psicoterapeuta rispetterà la vostra decisione, cercando di capire e di ragionare con voi sui motivi che sottostanno a questa scelta; si impegnerà quindi a terminare il processo in altre due o tre sessioni, aiutandovi a riordinare le idee sulla vostra situazione e riassumere i progressi fatti rispetto agli obiettivi iniziali.

 

Quali sono i miei diritti di paziente, e come viene gestita la mia privacy?

Potete trovare un esempio dei "diritti del paziente in psicoterapia" seguendo questo link.

 

 


Nota *: il percorso descritto è valido per la maggior parte delle psicoterapie brevi, ma si adatta in particolare alle tecniche cognitivo-comportamentali.

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