Il Disturbo da Deficit di Attenzione - Iperattivita (DDAI)

M. Carlan

 

Data ultima stesura 02/02/00

Negli ultimi vent’anni si è cominciato a capire che una serie di comportamenti manifestati da circa il 5 - 10% dei bambini, come l’ incapacità di prestare attenzione o l’estrema mobilità in situazioni che richiederebbero una partecipazione collaborativa e la concentrazione sul compito, vanno attribuiti ad una vera e propria sindrome psicologica: il disturbo da deficit di attenzione/iperattività.
Questo breve articolo ha lo scopo di delineare le caratteristiche principali della suddetta sindrome.

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Il disturbo da deficit di attenzione/iperattività si manifesta principalmente con due classi di sintomi: un marcato livello di disattenzione e una serie di comportamenti che denotano iperattività e impulsività.

Le manifestazioni di iperattività e impulsività sembrano essere attribuibili ad una difficoltà di inibizione dei comportamenti inappropriati, che Barkley (1997) definisce disinibizione comportamentale e che i bambini con disturbo dell’attenzione esprimono con agitazione, difficoltà a rimanere seduti o composti quando viene loro richiesto.

Le manifestazioni comportamentali che riguardano la disattenzione si evidenziano in bambini che, rispetto ai propri coetanei, presentano una marcata difficoltà a rimanere attenti e a lavorare su uno stesso compito per un periodo di tempo sufficientemente prolungato. In base ai racconti forniti dai genitori e dagli insegnanti i soggetti disattenti sono disorganizzati e sbadati nello svolgimento delle loro attività e hanno difficoltà nel mantenere la concentrazione, si fanno distrarre molto facilmente dai compagni o da rumori occasionali e raramente riescono a completare un compito in modo ordinato. Quando sono in classe sembra che <<sognino ad occhi aperti>> e spesso passano da un’attività all’altra senza averne completata alcuna. Si guardano continuamente attorno, durante lo svolgimento di compiti, soprattutto se sono ripetitivi o noiosi. (Millich e Lorch, 1994).

I bambini che presentano l’aspetto di iperattività-impulsività giocano in modo rumoroso, parlano eccessivamente con un’intensità di voce piuttosto alta, interrompono spesso le persone mentre stanno parlando, senza essere in grado di aspettare il momento opportuno per intervenire. I genitori e gli insegnanti li descrivono sempre in movimento e sul punto di partire, incapaci di aspettare il proprio turno.

Si possono individuare tre sottotipi del disturbo: il tipo combinato in cui sono presenti sia deficit di attenzione che di iperattivita; il tipo con disattenzione predominante; il tipo con iperattività-impulsività predominanti.

Attualmente si stanno conducendo ricerche che confermino la validità di questa classificazione in sottotipi. Una ricerca recente ha evidenziato due tipi di difficoltà attentive in ambito scolastico: una descritta come <<disattenzione passività>> e l’altra come <<persistenza-distraibilità>>; quindi il sottotipo disattento potrebbe riunire soggetti con caratteristiche psicologiche e comportamentali eterogenee.

Le ricerche finora condotte suggeriscono che i bambini con disattenzione prevalente manifestano soprattutto difficoltà nelle componenti di selezione e focalizzazione dell’attenzione e sono meno accurati nell’elaborazione dell’informazione, soprattutto in compiti di rievocazione (Barkley, DuPaul e McMurray, 1990), mentre il sottotipo combinato presenta principalmente problemi di perseverazione nello svolgimento dei compiti e di inibizione dei dati irrilevanti e inadeguata elaborazione delle informazioni contenute nella memoria di lavoro (Barkley, 1997).

 

INTERVENTI:

L’intervento che si attua in presenza del disturbo sopra descritto coinvolge il bambino/ragazzo, i genitori e gli insegnanti e segue tre principi: rimediare, che consiste nel modificare il comportamento, attraverso il riconoscimento del problema, la pianificazione, la regolazione della sua attenzione, l’autodialogo; ristrutturare, cioè cambiare l’interpretazione del comportamento, in cui si correggono le credenze sul ragazzo; rieducare, modificando la risposta dei genitori e degli insegnanti.

Il training che coinvolge il ragazzo riguarda:

Questo viene fatto attraverso l’utilizzo di giochi, metafore, storie e compiti quotidiani che riguardano la scuola e la vita extrascolastica.

 

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