Data ultima stesura 26/02/99
Le cause della depressione
La depressione può essere causata sia da
fattori fisiologici (disfunzioni metaboliche, enzimatiche,
genetiche o biologiche) (Aillon, 1971), sia come risultato di una
interazione tra fattori fisiologici e comportamentali. Reazioni
depressive possono derivare da effettivi squilibri biochimici
secondari ad una malattia, come ipertiroidismo o morbo di
Hodgkin, o può essere di origine reattiva, cioè in risposta ad
un eccessivo stress, per esempio una malattia (infarto) o la
perdita di una persona amata (lutto).
Indipendentemente dalla causa vediamo, brevemente, in ambito
psicologico le varie teorie e la loro applicabilità per la cura
di tale disturbo.
Le ricerche che s'ispirano alla psicologia
dell'apprendimento (Fester 1975) hanno individuato che la
depressione è caratterizzata fondamentalmente da eccessi di
comportamenti: di fuga e di evitamento da un lato, e carenza di
comportamenti attivi (positivi o negativi), che possono
esercitare un controllo diretto sull'ambiente, dall'altro.
Quindi, la vera caratteristica del comportamento depressivo è la
diminuzione di comportamenti e reazioni che garantiscono un
rapporto attivo con l'ambiente (inattività oltre al disturbo
dell'umore).
Tali modi di comportamento possono diventare effettivamente
strategie, con le quali il depresso nel contatto sociale si
procura sempre nuovi brevi vantaggi, ostacolando però,
l'apprendimento di un nuovo modello di comportamento che potrebbe
a medio o lungo termine portare vantaggi maggiori e più
duraturi.
Più tardi Beck e Seligman includono nella loro
formulazione teorica sulla depressione, oltre all'analisi del
comportamento, anche l'esame del soggetto nella sua struttura
cognitiva, della percezione e della motivazione.
Beck (1978) nell'analisi della personalità ha messo
particolarmente in luce la cosiddetta "Triade
Negativa". Il soggetto, cioè, vede in maniera negativa sé
stesso, il suo ambiente, il suo futuro. Un esempio di tale modo di pensare può essere:
"non valgo niente", "sono un incapace",
"non ce la farò mai", "sono sfortunato",
"nessuno mi aiuta", ecc.
Seligman (1975) ha sviluppato invece, la teoria
della "Learned Helplessness", ovvero incapacità a
reagire appresa.
Tale teoria sostiene che quando un organismo s'imbatte in un
risultato indipendente dalla propria risposta, in seguito
prevederà l'inutilità della risposta e si asterrà dal darla;
di conseguenza si crea nel soggetto la percezione
dell'incapacità di controllare gli eventi ambientali. Cioè
mancando il rinforzo positivo per la risposta data, viene meno la
stima di sé stesso e il soggetto percepisce un senso di mancanza
di controllo del proprio comportamento e di conseguenza del
proprio destino. Da qui si può sviluppare una reazione di
inattività con riduzione di tutta una serie di comportamenti.
Psicoterapia della depressione
Una psicoterapia del paziente depresso prevede un intervento sul soggetto atto a modificare innanzitutto il suo set cognitivo negativo.
Sarà necessario indurre il paziente a scoprire o riscoprire che le sue risposte sono in grado di produrre risultati efficaci sull'ambiente, aumentando le cosidette "abilità sociali", che Lewinsohn definisce come la capacità di emettere comportamenti che vengono rinforzati dagli altri.
L'intervento inizia con l'analisi del comportamento problematico e dei fattori interni (pensieri , atteggiamenti ed eventi psicologici) ed esterni che lo mantengono; continua poi con una serie di mete terapeutiche per il singolo caso.
Il trattamento cognitivo comportamentale della
depressione si potrebbe dividere in due momenti.
Nella prima parte della terapia ci si pongono mete a breve
termine; si cerca di alleviare le sofferenze soggettive del
paziente, di motivarlo a prendere parte attiva alla terapia.
Nella seconda parte vengono fissate mete a lungo termine.
Devono essere modificate le condizioni responsabili
dell'insorgenza e del mantenimento del comportamento depressivo.
I singoli interventi terapeutici, hanno lo scopo di ricercare un livello di attività adeguato, per il soggetto, prolungato mediante un opportuno supporto positivo, di migliorare le abilità sociali del paziente e di ridurre le "convinzioni depressive".
Per approfondire: