ATTACCHI DI PANICO, ANSIA E FOBIE: MOTIVI E RIMEDI

Lucidi di supporto alla presentazione del seminario

Dr. Corato Antonio - 2000

 

 

A COSA SERVE L’ANSIA?

L’ansia, come tutte le reazioni emotive che fanno parte del nostro bagaglio genetico, ha una funzione adattiva. Un comportamento è definito adattivo quando favorisce il raggiungimento degli obiettivi fondamentali degli organismi viventi: la sopravvivenza, la crescita, la riproduzione, il sostentamento e la padronanza dell’ambiente.

La funzione adattiva sostanziale dell’ansia è quella di fungere da meccanismo di controllo di fronte a situazioni di minaccia per l’organismo: questa può riguardare essenzialmente due situazioni:

Se non esistesse il sistema di controllo costituito dalla reazione di ansia qualsiasi comportamento relativo all’esplorazione o alla competitività rischierebbe di condurre a pericoli fisici o addirittura alla morte;

esempi di funzione adattiva dell’ansia:

 

COSA SUCCEDE DURANTE UNA REAZIONE DI ANSIA?

STIMOLI ATTIVATORI DELL’ANSIA:

- pericolo fisico (rischio di malattie, aggressioni, ambiente pericoloso, ecc.)
- pericolo sociale e affettivo (rischio di separazioni, abbandoni, giudizio negativo, derisione, perdita della stima dell’altro, perdita di una posizione sociale privilegiata, ecc.)

 

ELABORAZIONE COGNITIVA:

- funzionale (adeguata alla portata delleconseguenze oggettive del pericolo e in grado di produrre una risposta efficace)
- disfunzionale (determina una visione distorta delle conseguenze del pericolo e produce una risposta inefficace)

 

ATTIVAZIONE EMOTIVA:

- reazioni sensoriali-percettive (ipervigilanza; gli oggetti sembrano offuscati e distanti; l’ambiente sembra diverso e irreale)
- reazioni mentali (non si riescono a ricordare cose importanti; confusione; difficoltà nel ragionamento; distraibilità; blocco)
- esperienza affettiva (irritabilità, disagio, nervosismo, tensione ansia, timore, spavento, terrore, agitazione, ecc.)
- reazioni fisiologiche (aumento ritmo cardiaco, svenimento, respirazione rapida, sensazione di soffocamento, nodo alla gola, tremore, rigidità, dolore addominale, perdita appetito, impulso a orinare, volto pallido, sudorazione, momenti di caldo o freddo, prurito, ecc.)

 

REAZIONI COMPORTAMENTALI:

- mobilitazione (prepara l’individuo alla difesa attiva)
- inibizione (è preposta alla riduzione del "comportamento rischioso" e serve a prendere tempo al fine di elaborare una strategia adeguata)
- smobilitazione (disattivazione dell’apparato motorio e riflette il senso di impotenza di fronte a un pericolo sovrastante)

 

I DISTURBI D’ANSIA (fonte D.S.M. IV)

DISTURBO DA ATTACCHI DI PANICO:

Un periodo preciso di intensi paura o disagio, durante il quale quattro (o più) dei seguenti sintomi si sono sviluppati improvvisamente ed hanno raggiunto il picco nel giro di 10 minuti:

1) palpitazioni, cardiopalmo, o tachicardia

2) sudorazione

3) tremori fini o a grandi scosse

4) dispnea o sensazione di soffocamento

5) sensazione di asfissia

6) dolore o fastidio al petto

7) nausea o disturbi addominali

8) sensazioni di sbandamento, di instabilità, di testa leggera o di svenimento

9) derealizzazione (sensazione di irrealtà) o depersonalizzazione (essere distaccati da sé stessi)

10) paura di perdere il controllo o di impazzire

11) paura di morire

12) parestesie (sensazioni di torpore o di formicolio)

13) brividi o vampate di calore.

 

AGORAFOBIA:

  1. Ansia relativa all'essere in luoghi o situazioni dai quali sarebbe difficile (o imbarazzante) allontanarsi, o nei quali potrebbe non essere disponibile aiuto nel caso di un Attacco di Panico inaspettato o sensibile alla situazione, o di sintomi tipo panico. I timori agorafobici riguardano tipicamente situazioni caratteristiche che includono l'essere fuori casa da soli; l'essere in mezzo alla folla o in coda; l'essere su un ponte e il viaggiare in autobus, treno o automobile.
  2. Le situazioni vengono evitate (per es., gli spostamenti vengono ridotti), oppure sopportate con molto disagio o con l'ansia di avere un Attacco di Panico o sintomi tipo panico, o viene richiesta la presenza di un compagno.
  3. L'ansia o l'evitamento fobico non sono meglio giustificabili da un disturbo mentale di altro tipo, come Fobia Sociale (per es., evitamento limitato alle situazioni sociali per timore di essere imbarazzato), Fobia Specifica (per es., evitamento limitato ad una singola situazione, come gli ascensori), Disturbo Ossessivo-Compulsivo (per es., evitamento dello sporco per gli individui con ossessioni di contaminazione), Disturbo Post-traumatico da Stress (per es., evitamento di stimoli associati con un grave fattore stressante), o Disturbo d'Ansia di Separazione (per es., evitamento della separazione dalla casa o dai familiari).

 

FOBIA SOCIALE:

  1. Paura marcata e persistente di una o più situazioni sociali o prestazionali nelle quali la persona è esposta a persone non familiari o al possibile giudizio degli altri. L'individuo teme di agire (o di mostrare sintomi di ansia) in modo umiliante o imbarazzante.
  2. L'esposizione alla situazione temuta quasi invariabilmente provoca l'ansia, che può assumere le caratteristiche di un Attacco di Panico causato dalla situazione o sensibile alla situazione.
  3. La persona riconosce che la paura è eccessiva o irragionevole.
  4. Le situazioni temute sociali o prestazionali sono evitate o sopportate con intensa ansia o disagio.
  5. L'evitamento, l'ansia anticipatoria, o il disagio nella/e situazione/i sociale o prestazionale interferiscono significativamente con le abitudini normali della persona, con il funzionamento lavorativo (scolastico) o con le attività o relazioni sociali, oppure è presente marcato disagio per il fatto di avere la fobia.
  6. F. Negli individui al di sotto dei 18 anni la durata è di almeno 6 mesi.
  7. La paura o l'evitamento non sono dovuti agli effetti fisiologici diretti di una sostanza (per es., una droga di abuso, un farmaco) o di una condizione medica generale, e non è meglio giustificato da un altro disturbo mentale (per es., Disturbo di Panico Con o Senza Agorafobia, Disturbo d'Ansia di Separazione, Disturbo da Dismorfismo Corporeo, un Disturbo Pervasivo dello Sviluppo o il Disturbo Schizoide di Personalità).
  8. Se sono presenti una condizione medica generale o un altro disturbo mentale, la paura di cui al Criterio A non è ad essi correlabile, per es., la paura non riguarda la Balbuzie, il tremore nella malattia di Parkinson o il mostrare un comportamento alimentare abnorme nell'Anoressia Nervosa o nella Bulimia Nervosa.

 

DISTURBO D’ANSIA GENERALIZZATO:

  1. Ansia e preoccupazione eccessive (attesa apprensiva), che si manifestano per la maggior parte dei giorni per almeno 6 mesi, a riguardo di una quantità di eventi o di attività (come prestazioni lavorative o scolastiche).
  2. La persona ha difficoltà nel controllare la preoccupazione.
  3. L'ansia e la preoccupazione sono associate con tre (o più) dei sei sintomi seguenti (con almeno alcuni sintomi presenti per la maggior parte dei giorni negli ultimi 6 mesi).

1) irrequietezza, o sentirsi tesi o con i nervi a fior di pelle

2) facile affaticabilità

3) difficoltà a concentrarsi o vuoti di memoria

4) irritabilità

5) tensione muscolare

6) alterazioni del sonno (difficoltà ad addormentarsi o a mantenere il sonno, o sonno inquieto e insoddisfacente).

  1. L'oggetto dell'ansia e della preoccupazione non è limitato alle caratteristiche di un disturbo di Asse I, per es., l'ansia o la preoccupazione non riguardano l'avere un Attacco di Panico (come nel Disturbo di Panico), rimanere imbarazzati in pubblico (come nella Fobia Sociale), essere contaminati (come nel Disturbo Ossessivo-Compulsivo), essere lontani da casa o dai parenti stretti (come nel Disturbo d'Ansia di Separazione), prendere peso (come nell'Anoressia Nervosa), avere molteplici fastidi fisici (come nel Disturbo di Somatizzazione), o avere una grave malattia (come nell'Ipocondria), e l'ansia e la preoccupazione non si manifestano esclusivamente durante un Disturbo Post-traumatico da Stress.
  2. L'ansia, la preoccupazione, o i sintomi fisici causano disagio clinicamente significativo o menomazione del funzionamento sociale, lavorativo o di altre aree importanti.
  3. L'alterazione non è dovuta agli effetti fisiologici diretti di una sostanza (per es., una droga di abuso, un farmaco) o di una condizione medica generale (per es., ipertiroidismo), e non si manifesta esclusivamente durante un Disturbo dell'Umore, un Disturbo Psicotico o un Disturbo Pervasivo dello Sviluppo.

 

 

I MOTIVI DEI DISTURBI D’ANSIA

 

FATTORI PREDISPONENTI:

- predisposizione ereditaria

- malattie fisiche implicanti persistenti anormalità neurochimiche (ipertiroidismo) o che producono continue paure di disastro imminente (prolasso della valvola mitrale)

- traumi dello sviluppo che conducono a vulnerabilità specifiche

- esperienze o identificazioni personali inadeguate a fornire modalità appropriate per fronteggiare le situazioni critiche

- modelli cognitivi controproducenti, obiettivi irrealistici, valori e assunzioni irragionevoli appresi dagli altri significativi

 

FATTORI SCATENANTI:

- malattie fisiche e sostanze tossiche

- gravi stress esterni (esposizioni a pericoli fisici o psicologici)

- stress esterno cronico ed insidioso (es. continua e sottile disapprovazione da parte degli altri significativi)

- stress esterni che colpiscono la specifica vulnerabilità emotiva (es.: l’imposizione di una rigida disciplina militare a un individuo autonomo; aumento di responsabilità con un nuovo lavoro o con la genitorialità; insuccessi lavorativi o nelle relazioni di coppia; trasferimenti; distacco dai genitori; ecc.)

 

MODELLI COGNITIVI TIPICI NEI DISTURBI D’ANSIA

Accettazione

Competizione

Controllo

 

 

LE CAUSE PSICOLOGICHE DEI DISTURBI D’ANSIA:

LA TEORIA DELL’ATTACCAMENTO

I sistemi comportamentali interpersonali

Definizione: gli etologi indicano con questo termine "ogni insieme di regole innate (più o meno modificabili dall’esperienza) che controlla un comportamento diretto a un fine".

 

Esempi di sistemi comportamentali innati:

 

IL COMPORTAMENTO DI ATTACCAMENTO

Lo scopo del sistema comportamentale che regola l’attaccamento é il conseguimento e il mantenimento della vicinanza a una precisa persona, bene conosciuta in precedenza, che si percepisce come capace di fornire aiuto, conforto e protezione.

Il sistema viene attivato tutte le volte che le condizioni interne ed esterne all’organismo corrispondono ad una auto-percezione di vulnerabilità e di incapacità di eliminare autonomamente la minaccia (nel b. la stanchezza, la fame, il dolore o il disagio fisico, la novità di un ambiente, un rumore improvviso e inaspettato, l’assenza nelle vicinanze di persone conosciute e capaci di fornire aiuto).

Il comportamento consiste nei tentativi di conseguire la vicinanza a una specifica persona conosciuta e percepita come "più forte o più saggia".

Le emozioni attivate sono spesso intense (paura se la figura si allontana, collera se si dimostra indisponibile alle richieste di aiuto e di conforto, tristezza se troppo a lungo si dimostra irraggiungibile, sicurezza se viene raggiunta e risponde alle richieste che le vengono rivolte).

L’importanza del comportamento di attaccamento deriva dal fatto che:

- é sempre operante (dalla nascita fino alla morte, mentre per esempio i sistemi relativi alla dominanza sociale o alla sessualità maturano nell’infanzia o nell’adolescenza);

- coinvolge tutte le abilità motorie, di linguaggio o cognitive che l’individuo può aver sviluppato (tutto può servire per avvicinare l’altro significativo);

-costituisce la matrice su cui si costruiranno le successive rappresentazioni riguardanti il sé, gli altri e la relazione.

 

STRANGE SITUATION E PATTERNS DI ATTACCAMENTO

La strange situation é una situazione sperimentale che consiste in una sequenza di brevi (3 min.) episodi di separazione e riunione tra un bambino e sua madre, che avvengono in un ambiente confortevole (stanza giochi) ma sconosciuto, e in presenza di un altro adulto, amichevole verso il bambino ma totalmente estraneo. L’età dei b. é tra 12 e 18 mesi. Ci sono 4 stili di comportamento dei b. al momento della separazione e della riunione con la M., universali in tutte le culture in cui é svolto lo studio.

 

 

ATTEGGIAMENTI MATERNI E PATTERNS DI ATTACCAMENTO

Correlazioni tra patterns di attaccamento nel bambino e atteggiamento della figura di accudimento:

 

EVOLUZIONE DEI PATTERNS DI ATTACCAMENTO

Le osservazioni dimostrano che pattern di attaccamento osservato a 12 mesi tende a conservarsi anche nelle età successive (18 mesi - 6 anni).

A 6 anni il pattern di attaccamento appare correlato allo stile generale di comportamento interpersonale:

A partire dal terzo anno di età iniziano a interagire col comportamento di attaccamento altri sistemi comportamentali, che implicano l’allargamento del mondo sociale ad altri interlocutori (il padre, altri adulti significativi oltre alla madre e al padre; i pari):

- il sistema che regola la definizione del rango dell’individuo nel gruppo (comportamenti di dominanza e sottomissione, comportamenti agonistici rituali);

- il sistema che regola la collaborazione nell’esplorazione dell’ambiente e nel gioco;

- il sistema che controlla il comportamento sessuale (nell’adolescenza).

 

 

GLI INTERVENTI TERAPEUTICI NEI DISTURBI D’ANSIA

 

INTERVENTI SULL’AMBIENTE:

- cambiamenti nell’ambiente lavorativo

- modificazione delle relazioni familiari

- modifiche allo stile di vita

 

INTERVENTI SUL LIVELLO DI ATTIVAZIONE EMOTIVA:

- tecniche di rilassamento

- psicofarmaci

- meditazione, yoga

- biofeedback

 

INTERVENTI A LIVELLO COGNITIVO:

- psicoterapia

 

 

INTERVENTI DI TERAPIA COGNITIVA

PRINCIPI GENERALI:

- è breve e limitata nel tempo

- un rapporto di fiducia tra terapeuta e paziente è condizione necessaria per una terapia efficace

- la terapia consiste in uno sforzo collaborativo tra t. e p.

- si serve principalmente del metodo socratico

- è centrata sul problema, strutturata e diretta

- il "compito a casa" è una caratteristica fondamentale della terapia cognitiva

 

SCHEMA TIPO DI UN TRATTAMENTO DI TERAPIA COGNITIVA NEI DISTURBI D’ANSIA (circa 20 sedute):

  1. Presa in carico e diagnosi.
  2. Individuazione degli obiettivi e del piano di intervento, che vengono esplicitati e condivisi con il cliente.
  3. Individuazione dei propri pensieri automatici e assunti mentali relativamente alle reazioni di ansia, attraverso metodiche di auto-osservazione (scheda A-B-C).
  4. Rompere il "circolo vizioso" dell’evitamento o dell’ansia cronica, attraverso tecniche di riduzione dell’attivazione emotiva che consentano alla persona di affrontare le situazioni temute.
  5. Ristrutturazione cognitiva dei pensieri automatici e degli assunti centrali, attraverso il dialogo socratico e la confutazione dei pensieri disfunzionali (es. "quali prove esistono della verità di tale pensiero?; "quali sembrano le cose peggiori che potrebbero effettivamente capitarmi se si verificasse quello che temo?"; "qual è un altro modo di considerare ciò?"), attraverso la rivisitazione e rielaborazione di aspetti significativi del proprio passato, attraverso la costruzione di esperienze attuali alternative.
  6. Consolidamento dei risultati e follow-up.