DISTURBO DISSOCIATIVO DELL'IDENTITA'

E. Pajusco

 

Il Disturbo Dissociativo dell'Identità (DDI) corrisponde al disturbo psichiatrico conosciuto in passato come Disturbo di Personalità Multiple.

La persona affetta da questo disturbo fa esperienza di sé come di una persona che possiede alcune parti della mente "separate", che funzionano autonomamente le une dalle altre.

I termini "personalità primaria" e "personalità altere" ("alter") descrivono appunto le aree dissociate della mente che a turno influenzano il comportamento della persona affetta da DDI.

Gli psicofarmaci non rappresentano il trattamento principale del DDI in quanto le diverse personalità dello stesso paziente possono accusare diverse reazioni e differenti effetti collaterali alla stessa medicina.

La psicoterapia di questo disturbo deve necessariamente garantire integrazione e interdipendenza fra le diverse personalità alternanti. Perché ciò sia possibile il terapeuta fissa rigidi confini terapeutici (regole di terapia) - all'inizio abbastanza incomprensibili ai pazienti - che permettano una relazione terapeutica dove ci sia il massimo rispetto per lo sviluppo dell'identità personale.

E' ormai accertato infatti che una delle cause del DDI è l'essere stati vittime di traumi nei primi mesi/anni di vita.

Una persona vittima di neglect (non ha ricevuto adeguate cure e protezione) o di abuso, non può costruirsi dei confini personali e consolidare pertanto una identità stabile e coerente nel tempo. Accade quindi che la medesima persona non sappia perchè e come, due giorni fa ha assunto eroina e ha poi avuto comportamenti sessuali promiscui senza protezione per il virus HIV. Oppure succede che la medesima persona si accorge di essersi ustionata gli arti inferiori e superiori con un sigaro acceso, e spaventata non sa spiegarsi nè quando nè come è successo ciò.

Il DDI è risolto solo quando la persona riesce a sentirsi l'unica responsabile del comportamento che attua nei diversi momenti della sua vita e nei diversi stati di coscienza in cui si trova.